La Spagna è campione d’Europa. Quarantaquattro anni dopo la vittoria del 1964 (nell’Europeo giocato in casa), le Furie Rosse hanno ripetuto l’impresa battendo 1-0 la Germania nella finale di Vienna. La prestigiosa firma sul successo che fa gioire 44 milioni di spagnoli è quella di Fernando Torres, freddo e spietato quando si è trattato di tagliare a fette la difesa tedesca e di segnare il gol che ha deciso la finale. E’ il trionfo del Niño, ma anche quello Luis Aragones e di una squadra di ragazzi terribili che ha fatto vedere il miglior calcio dell’Europeo.
Il ct ha vinto la sua scommessa contro tutta la Spagna lasciando a casa Raul, un mostro sacro: «Sarò risparmiato dalle critiche solo se vinco», aveva detto. I fatti gli hanno dato ragione. Ha gestito al meglio un gruppo fantastico, assortito a meraviglia a centrocampo con Xavi, Senna, Xabi Alonso e Fabregas e frizzante, spensierato ed esplosivo in attacco, dove prima Villa e poi Torres (supportati dalla rivelazione Silva) non hanno risparmiato mai nessuno.
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